Puma Kehinde Wiley
Puma sempre legata a progetti che vedono coinvolto il continente nero, si è messa nelle mani di Kehinde Wiley, un ragazzone nero specializzato in ritratti di persone di colore. Per Puma ha dovuto girare l’Africa e disegnare 3 calciatori super famosi tra cui Eto’o. E le opere erano esposte allo showroom di Puma insieme a una collezione fatta apposta per i mondiali 2010.

Kehinde Wiley è uno dei miei artisti preferiti.
Perché è il classico caso in cui:
1) guardi un quadro
2) ti piace
3) sembra finita lì
4) invece no
Nel senso che i suoi quadri prendono bene al primo sguardo, ma dopo un po’ ti rendi conto che c’è dentro/dietro più di quello che pensavi all’inizio. Forse perché sei un po’ lento, ma comunque.
Non siamo esperti d’arte, quindi non avevamo mai sentito parlare di Kehinde prima della cerimonia degli Hip-Hop Honors, evento targato VH1 del 2005. Di cui, in Italia, non fregava niente a nessuno. In effetti, quell’anno all’Isola dei famosi c’erano Al Bano, Enzo Paolo Turchi e Daniele Interrante. Ovvio che tutti guardavano Raidue, e nessuno VH1. Però, alla fine, anche lì qualcosa da vedere c’era: Kehinde aveva sfornato – su commissione del canale musicale americano – una serie di ritratti impressionanti, fra cui un Ice-T sul trono che riprendeva direttamente il Napoleone sul trono imperiale di Jean-Auguste-Dominique Ingres, uno dei più grandi pittori francesi dell’Ottocento. Pare che Ice-T avesse commentato “Se c’è qualcuno che merita di essere Napoleone, quello sono io”. Boh, in effetti è meglio che fare lo sbirro in Law & Order. Dicevamo.

Kehinde aveva solo ventott’anni, ai tempi, ma aveva già prodotto più arte di quanta noi ne potremmo sognare in un’intera vita. Soprattutto ritratti: ragazzi presi dalle strade di Brooklyn e messi in posa come nobili settecenteschi o icone religiose.
Roba potente.
Ma anche, roba che non finisce con il “mi piace”. O il “và com’è vestito il tipo”. Già, pare sia questo che distingue gli artisti veri dalla gente come noi: gli artisti pensano a quello che fanno. Non è poco. Kehinde riflette a manetta, sulla rappresentazione dei neri nella società occidentale, su quella che si chiama gioventù urbana, sulla street culture.
Roba che ci interessa, molto.
Insomma, chiaro che da un po’ volevamo conoscerlo. Poi, abbiamo avuto una botta di culo: per il Salone del Mobile – che è quella settimana in cui appassionati di sedie da tutto il mondo si vengono a ubriacare a Milano, facendo girare l’economia – Puma ha presentato nel suo showroom milanese un mega-progetto artistico realizzato proprio da Kehinde, in vista del mondiale sudafricano. Noi c’eravamo, e siamo riusciti a chiacchierare un po’ con uno dei nostri artisti preferiti.
Una premessa: spesso le collaborazioni fra le multinazionali dell’abbigliamento sportivo e gli artisti sono fondate sul nulla, poco più che uno specchietto per le allodole. Non in questo caso.



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