Sneakers

Hikmet di Solebox

Solebox Berlin

Hikmet è il fondatore e proprietario di Solebox, lo store di riferimento per le sneakers a Berlino. Gli abbiamo chiesto come se la passa e lui ci ha spiegato un po’ come stanno le cose secondo lui in questo pazzo pazzo mondo delle scarpe da ginnastica strane difficili da trovare.

Sei un collezionista di sneakers da molti anni. Dove sono finite tutte le tue scarpe vintage?

Ne ho ancora alcune, ma non ne sono rimaste molte, tutte le suole si sono spaccate. Comunque non sto letteralmente collezionando, più che altro le prendo per mettermele le scarpe.

Secondo te quali differenze ci sono tra i collezionisti di scarpe old-school e la nuova generazione di strippati?

Per la maggior parte dei ragazzi di nuova generazione è esclusivamente una tendenza collezionare le scarpe. Molti lo fanno solo per rivenderle. I collezionisti old-school sono molto più presi dalla passione. Intendo, amano aprire le scatole, sentire il profumo delle scarpe nuove, allacciarle in modo corretto. Costruiscono una vera relazione con le scarpe che comprano.

Raccontaci qualcosa sulla tua vita prima di Solebox, e su come sei arrivato ad aprire un negozio di sneakers.

La mia vita prima di Solebox era identica, l’unica differenza è che ora lavoro troppo. Quando ho aperto il negozio l’ho fatto giusto per pagare meno le scarpe che mi volevo comprare, non ho mai avuto in testa di farci i soldi. E’ un po’ come con le ragazze. Se le vuoi non ti cagano, se non le vuoi non sai come levartele dalle palle. Haha.

Berlino può essere considerata ad oggi una delle capitali della sneaker-culture?

Berlino è figa come città e stanno accadendo un sacco di cose qua legate al mondo delle scarpe. Ma non la considererei una capitale della sneaker-culture. Conosco tutti quelli del giro, qua, ma non sono tanti come può sembrare visto da fuori. In ogni caso, qui c’è un bel mix di strippati – un po’ più rilassato che da altre parti. E’ più divertente, così.

Solebox Berlin

Credi che il mercato del vintage/limited/retro stia ancora crescendo molto?

Credo che sia stato veramente superato il limite. Troppi negozi, troppi prodotti. Quando abbiamo cominciato era qualcosa di speciale. Ora i prodotti base sono più speciali delle limited edition vere. Spero che riusciremo a trovare la strada per ricominciare a far quadrare le cose.

Quali sono stati i momenti più importanti di Solebox?

L’apertura ovviamente e tutte le release delle collabo che abbiamo fatto.

Ci sembri molto consapevole riguardo a quale sia il tuo ruolo nel mercato. Perchè è così importante per te rimanere indipendente dalle grandi società?

Mi piace molto lavorare con società grosse. Ma non mi piace essere dipendente. Credo che questo sia il fattore principale per essere obiettivi nella selezione di sneakers da tenere in negozio. E’ bello riuscire a partecipare a entrambe le cose, collaborando con le società per lo store, ma prima è importante sentire entrambe le parti, non dar conto solo a questi colossi. E sì, sono consapevolissimo di quello che sto facendo. Non sto guardando a destra e a manca, sto andando per la mia strada.

State sempre spaccando con le collaborazioni, nuove cose?

Mi piace lavorare sui prodotti. Per me personalmente è la parte migliore di tutto questo genere di business. E’ come un auto-soddisfazione. Non riesco a descrivere come ci si sente quando si vede il prodotto in cui sei stato coinvolto, finito. Comunque ho appena lavorato su un orologio meccanico subacqueo di Sinn (made in Germany). Chi lo sa magari un giorno avrò la possibilità di lavorare ad un’ intera linea per un brand.

Collabo

Di collaborazioni ne hanno fatte veramente un botto, queste sono solo alcune. In ordine orario: Solebox X—Asics Gel Lyte III; Saucony Jazz; Puma R698; New Balance 1500; Lacoste Tennis 91; adidas Zeitfrei (in collaborazione anche con Hypebeast).


Puoi raccontarci la vera storia riguardo a Nike e Solebox?

Non c’è molto da raccontare. E’ triste, a volte le persone all’interno delle grosse società non si accorgono di comportarsi male. Non sono i brand che vendi che ti consentono di raggiungere il successo. E’ il modo di fare business che conta, e quanto tieni ai clienti. Questo conta. Alla fine sono i clienti che ci danno da mangiare. Mai infamare chi ti sfama.

Intervista di Michele Serra



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