Ho parlato un po’ con Erik Ursich, uno che non va tanto per il sottile quando si parla di hardware, giocattoli, dischi, VHS, giocattoli, VHS, dischi, ma soprattutto hardware. Erik è di Venezia, e di professione fa il musicista strippato. Ha prodotto il primo disco nel ’92, usando le stesse macchine analogiche che usa ancora adesso.

L’unico strumento digitale che ha è un sintetizzatore Yamaha DX7 che secondo me è stato un regalo di natale non tanto gradito. Non è stato facile fare un’intervista via telex, devi sapere infatti che Erik comunica solo attraverso circuiti valvolari e scrive talmente tanto che ad un certo punto è finito il rotolo del teleprinter.

Ciao Erik tutto bene?

Mah… passiamo alla prossima domanda! 😛

Quali sono i tuoi strippi, quando hai cominciato a stripparti, e di cosa ti sei strippato all’inizio?

Ammetto di essere in difficoltà con il termine strippi, intendi dire quali sono le mie passioni?
Se è così, beh, immagino si possa dire che la mia passione più grande sia la musica, passione che mi accompagna da ancora prima che imparassi a parlare, ma naturalmente sono moltissime altre le cose di cui non potrei mai fare a meno. I film ad esempio – sono un grandissimo appassionato di cinema, specie quello più marginale e bizzarro.

Qual è l’oggetto a cui sei più affezionato?

Oh, troppi. Sono un feticista irrecuperabile e tendo a legarmi alle cose anche più che alle persone, cose che rivesto di importanza quasi religiosa; potrei citartene a centinaia, pescando tra strumenti, dischi, fumetti, giocattoli, ninnoli, perfino la carta da parati.
Ma probabilmente l’oggetto al quale sono più affezionato è una cosa che non ho più, la mia adorata A112 Abarth del 1979, che ho perso in un incidente un po’ di anni fa. Me la sogno ancora di notte, non scherzo. Amavo quell’auto!

Credo che oggi internet sia un elemento fondamentale nel processo che porta una persona a stripparsi. In questo senso, come utilizzi l’interweb?

Mah, in realtà le cose che mi piace fare le faccio sempre ben lontano dai computer: se voglio guardare un film lo faccio tramite la tv e il videoregistratore o lettore dvd che sia, e con la mia tv a tubo catodico, dato che detesto i flatscreen. Se voglio ascoltare un disco accendo il mio stereo e me lo godo con tutte le sue frequenze al posto giusto, non tramite gli speakeracci di un computer. Se voglio suonare vado nel mio studio, dove non c’è ombra di computer, e posso passarci delle ore.
Volendo comunque rispondere alla tua domanda, in realtà internet mi è sicuramente indispensabile per molte altre cose e anzi, devo ammettere che ci passo moltissimo del mio tempo. Principalmente è una fonte inesauribile di informazioni, e per chi come me è curioso per natura e ha moltissimi interessi, è probabilmente l’invenzione più importante dopo il Minimoog!

Hai qualcosa contro il digitale o sei semplicemente un nostalgico?

Non ho niente contro il digitale, ma non mi è simpatico. È semplicemente una questione di carattere, troppo freddo e precisino, e contrariamente alla credenza comune non sempre così affidabile!
C’è poi da distinguere tra digitale e digitale, il digitale legato alla tecnologia in senso stretto ha sicuramente la sua ragione d’esistere, e non nego la sua superiorità in moltissimi aspetti.
Ma se invece parliamo ad esempio di audio e strumenti musicali, io continuo e continuerò a considerare l’analogico superiore. Magari più bizzoso, sicuramente più ingombrante e pesante a livello fisico, senza dubbio più limitato dal punto di vista delle opzioni a disposizione, ma quando si arriva alla cosa che conta più di tutte, il suono, l’analogico rimarrà sempre padrone incontrastato dei miei gusti: caldo, corposo, vibrante, in una parola, vivo! Il digitale può alla meglio sperare di imitare l’analogico, ma non sarà mai in grado di averne la magia e lo spessore! Se poi uno ha altre priorità, liberissimo di sposarsi al digitale!

Anche le scarpe, come mai preferisci quelle molto vecchie? Non ti piacciono le Jordan? Come mai?

Non ho ben presente le Jordan. Diciamo che come con tutte le mie passioni, anche quella per le scarpe rispecchia i miei gusti generali. Sono naturalmente attratto dal design anni ’60/’70 (o al massimo dei primi ’80), e 9 volte su 10 quando mi piace qualcosa che non conosco, alla fine scopro sempre che è un oggetto di quegli anni (o che comunque si rifà allo stile che si usava in quel periodo). Non è una scelta forzata, la mia, è una cosa che mi viene perfettamente naturale.
Le mie sneakers preferite restano le Kronos Larry Wright (delle scarpe da basket degli anni ’80 che trovo di un’eleganza insuperabile) e le Adidas Rom, scarpe nate negli anni ’70 dal design semplicemente perfetto! La Rom è senza dubbio la scarpa che ho usato di più in assoluto in tutta la mia vita. L’ho amata fin da subito, è stato un colpo di fulmine! Vista nella vetrina di un negozio, splendida, colori classici (pelle bianchissima di qualità eccellente, strisce blu, suola ocra) design semplice ed elegante. Entrato, provata, comprata! Mi ha entusiasmato tanto che dopo pochi mesi aver comprato il primo paio sono andato a compramene un secondo, identico, che da allora conservo nell’armadio, pronto a sostituire quello che ancora sto usando dopo più di 10 anni! Ah, per la cronaca, nel 2011 era uscita un’altra riedizione della Rom, nei colori bianco con righe verdi e nero con righe bianche. Neanche da dire, ne ho comprato subito un paio ma è stata una delusione, lontana anni luce dalla qualità altissima della riedizione 2001: pelle meno buona, suola interna di scarsa qualità (i piedi non traspirano), design meno curato (a prima vista sembra uguale alla riedizione 2001 ma poi calzandola e confrontandola bene si nota la forma leggermente più tozza che risulta in una calzata molto meno elegante). Insomma, non ce n’è, la riedizione del 2001 resta insuperabile!

Ora la musica. Da quanto tempo la fai? Com’è che su iTunes non ci sei?

In casa mia (per fortuna) ci sono sempre stati strumenti, per cui per me è stato molto naturale capire qual’era la mia strada, dal momento che prendere qualcosa in mano e riuscire ad emettere suoni e melodie è una cosa che mi è riuscita bene fin dalla più tenera età (al contrario di molte altre).
Comunque a parte la formazione diciamo che i primi esperimenti di musica vera e propria, mia, registrata semi-professionalmente, sono cominciati verso la fine degli anni ’80.
Poi all’inizio dei ’90 ho anche fondato la mia etichetta personale, la Vacca Stracca Recordings, con cui producevo i miei esperimenti di musica (in prevalenza elettronica, rumorista e, appunto, sperimentale) e da lì ho cominciato a fare dischi veri e propri, dapprima in formato cassetta, e poi cd e vinile.
Su iTunes non ci sono perché non credo nella fruizione digitale dei dischi. So che il mondo va nella direzione opposta, ma non mi interessa. Ed è un discorso che va oltre il semplice feticismo. Un disco non è fatto solo dell’aspetto musicale, l’aspetto visivo è altrettanto importante, e quando faccio i miei dischi è una cosa che curo sempre moltissimo. La copertina non è solo un involucro dove scrivere il titolo del disco, serve anche a veicolare visivamente ciò che quel disco contiene. L’artwork deve affascinare, intrigare; del resto venendo dall’epoca dei vinili ho sempre avuto questo rapporto viscerale con le copertine. Quando ascoltavo i dischi, nelle mie mani c’era sempre la copertina, che osservavo, leggevo, scrutavo alla ricerca di dettagli o anche semplicemente per rimanere ispirato dalle immagini in essa contenute. L’avvento del cd è stato il primo passo verso una perdita di questo aspetto (copertine più piccole = meno spazio espressivo), poi definitivamente estirpato con il comparire della musica in formato digitale.
iTunes (e tutte le cose simili) rappresenta per me la morte del modo in cui si dovrebbe veramente ascoltare un disco, e sinceramente non ho neanche mai pensato a rendere disponibili i miei dischi in questo modo. Va contro ciò in cui credo.

Quanti strumenti hai? Il tuo preferito?

Oh, mai contati. Ne ho veramente tanti, del resto è una passione che ho cominciato a coltivare tanti anni fa, quando nel mondo degli strumenti musicali ancora non esisteva il termine vintage. C’erano solo strumenti nuovi e strumenti usati e/o vecchi, adesso li chiamano vintage e te li fanno pagare a peso d’oro!
E anche il discorso sul preferito mi riesce difficile. Sono tantissimi i miei preferiti: non potrei fare a meno del Synthi AKS, ma neanche del Minimoog, o del Synthacon, o del Clavinet, ma nemmeno del Rickenbacker 4001, o la Les Paul Custom, o l’ampli Hiwatt Custom 100, o l’ampli Lem G-80, o la mia prima chitarra elettrica, che ancora oggi resta tra le migliori che abbia mai avuto e non venderò mai (una strana Fender giapponese anni ’80 dal suono fantastico); beh, e il Mellotron, cavoli! Pura magia! E non comincio nemmeno l’elenco dei pedalini poi, se no stiamo qui fino a domani!
Il fatto è che la musica e gli strumenti sono per me una vera droga! E ogni tanto penso che con la droga vera forse avrei speso anche meno, ma vabbè 😛 Scherzo naturalmente.

Ti piace il metal?

Ah, beh, direi proprio di sì! Ho cominciato ad ascoltarlo al liceo, e non ho mai smesso!
Hard rock, heavy metal, power metal, thrash metal, speed metal, black metal, death metal, brutal death metal… Ma anche tantissimo hardcore-punk, grind-core, gore-grind, crust, doom, sludge, stoner..
Potremmo star qui a parlarne per delle ore, davvero. Quindi meglio se mi fermo qui.

Dopo 3048, il tuo ultimo lavoro, stai preparando altri progetti?

Sono un po’ fermo in questo periodo. Diciamo che la crisi si fa sentire anche in questo settore, si fa sempre più fatica a suonare in giro e capita sempre più spesso di trovare gestori dei locali che marciandoci sopra pretendono di farti suonare per una pipa di tabacco o addirittura non ti pagano proprio, invocando la crisi. Non mi vuoi pagare? Bene, non ci sono problemi, dimmelo in anticipo così sto volentieri a casa! Non sono sicuramente uno di quelli che considera il proprio progetto musicale come una missione in nome della quale si deve essere disposti ad affrontare qualsiasi condizione e ad essere umiliati da gente che evidentemente non ha considerazione per chi fa musica.
Del mercato discografico poi meglio non parlarne proprio. Un disastro totale!
Inoltre sono in ogni caso in un periodo in cui non sono ispirato, del resto mi succede sempre di andare a periodi. Alterno fasi di estrema attività ad altre di totale stasi, che a volte possono durare anche qualche anno, poi improvvisamente mi sveglio e faccio due o tre dischi tutti assieme, e poi mi riaddormento per un po’ e così via. Vai a capire i meccanismi dell’ispirazione!!!

Vuoi fare dei saluti, ringraziare qualcuno fai te di’ quello che vuoi.

Mah, no, grazie sto bene così! 😛

Questo è il myspace di Erik dove puoi seguirlo sentire quello che combina. Tutte le foto le ha fatte lui, alla sua roba nella sua casa.

Update

Direttamente da Erik:

Oh… dopo aver sputato merda sui siti tipo itunes nell’intervista, ho scoperto proprio in questi giorni un sito che invece trovo ottimo! Perchè a differenza di tutti gli altri offre i file in formato lossless (qualità cd) e per di più con la possibilità di scaricarsi anche le copertine complete!!! (questo è a discrezione dell’artista)
Inoltre tutti i brani sono anche ascoltabili gratuitamente se uno non ha voglia di spendere soldi, così si può fare un’idea in ogni caso!
Veramente un ottimo sito!!!
Ho già cominciato a caricare i miei dischi più recenti!

Ecco il link. Support experimental electronic avant-garde noise industrial psychedelic kraut kosmische dark ambient minimal sounds since 1990.