
Ecco,
siccome voglio festeggiare la cinquina prendo il numero cinque da esempio, e istintivamente mi è venuto da guardarmi le dita, e dalle dita alla matita, quindi tipo-cartoon, quindi Georges Schwizgebel.
Scoppio d’artificio. E quanto sono contento di parlare di uno di cui non so praticamente nulla. Non so niente, niente, va beh, ho visto che è Svizzero, però non ho idea del perché abbia cominciato, di quale sogno perverso gli abbia illuminato la vita, e più importante, non ho idea del perché, fortuna nostra, insista dal ‘74 fino ad oggi con una tecnica inimitabile da abate amanuense e miniatore.
Georges è un animatore, non come Fiorello, Panariello o il Mondo-Rai di Vianello, e non come il Disnico Walter Elias; Georges è un pittore acrilico della cellulosa, ogni fotogramma è dipinto a pennelli, dieci/quindici quadri per ogni secondo.
Non è semplice parlare di Georges, non si possono fare le dietrologie psicologiche di Tom & Jerry, di Wile E. Coyote, di Cenerentola, la maggior parte dei suoi video sono una mastodontica sega autoreferenziale, un tentativo di ennesimare l’arte dell’animazione attraverso l’animazione stessa, senza parole, senza mai una sola parola. Mi piacerebbe quindi scriverne ad olio e a passo uno, ma sono monocromatico e le mie dita si muovono nel classico formato filmico, sicché per ‘illustrare’ Georges si rende necessario musicare un poco di parole matematicamente blues.
Non se l’è mai cagato nessuno perchè fondamentalmente non si sa nemmeno chi è. Una specie di MF Doom del cinema, che recita solo travestito ma è uno dei più richiesti per ruoli particolari. Tipo il cane-gigante-volante della Storia Infinita del 1984, o l’uomo senza ombra. Sto attore riesce a fare successo senza fama, è un king dell’anonimato.
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