Fumatti III - Zora la vampira

Torniamo a discutere di vampire mangiac***i, Zora è una specie di rielaborazione di Jacula, l’altra vampira, solo che è più trash ma anche un po’ più stilosa sai.. Diavolo sempre presente e scene zozze a go-go. Di certo non ti annoi se ti metti a leggere queste cose infatti ora che le conosco mi strippo sulla tazza.

Dalla scissione tra gli editori Cavedon e Barbieri nasce, nel 1972, “Zora, la vampira”; una testata (tra le prime, e di maggior successo) di quella Edifumetto con la quale Barbieri diverra’ concorrente della Ediperiodici di Giorgio Cavedon.
Barbieri intuisce che il punto di forza di queste pubblicazioni sta nelle copertine, e affida quelle di Zora (ma anche quelle di molte altre serie a venire) ad un magistrale pittore e illustratore romano, Alessandro Biffignandi. A parte Ferdinando Tacconi e Carlo Jacono, saranno pochi gli altri illustratori in grado di tener testa a questo maestro, forse ancor oggi non abbastanza riconosciuto, e il divario qualitativo con le copertine della “casa madre” Ediperiodici si rivelerà presto incolmabile.

Zora cover

In ordine orario sono i numeri 120, 121, 124, e il 125. Nei primi due in alto l’attenzione è rivolta sicuramente più verso il culo, mentre il 124 ed il 125 sembrano più rivolti alle zinne della protagonista.

Contraddistinte da un sofisticato gusto compositivo e dalle caratteristiche atmosfere cupe, le copertine esibiscono Zora con sembianze curiosamente discrepanti a seconda dei periodi (quella del numero uno ce la mostra palesemente ispirata a Catherine Deneuve; nelle successive sembra più diventare Ursula Andress, e più avanti ancora…boh?..): da sole costituiscono comunque un valido motivo per collezionare la serie.
Ad esse fa da contraltare un disegno delle pagine interne assai più sciatto e tirato via di quanto lo furono mai quelli del Cambiotti su Jacula; le storie ripercorrono fedelmente quelle di Jacula, riproponendole quasi una per una, con cambiamenti minimi (torna un’avventura con l’uomo pesce, torna il viaggio nel tempo, il collezionista di mostri, la pianta assassina, e tornano i temi da “romanzo a puntate” del matrimonio e del figlio rapito).
Ma Zora è qualcosa di più di un’imitazione di Jacula: ne è quasi il rifacimento parodistico, secondo modalità in uso presso certa pop-art: sembra un’ azione di disturbo nata a ridosso del modello originale, come avrebbe potuto essere un brano “doo-wop” enfatizzato alla Frank Zappa. Più che di plagio si tratta di una riscrittura, i cui accenti goliardici e demenziali ridicolizzano le ormai note situazioni orrorifiche con battute di grana grossa e un gusto per lo scurrile e per lo scatologico in grado di rendere ancor oggi la lettura esilarante presso un pubblico trasversale.

Fumatti III - Zora - L'isola di Priapo

La povera Zora se la vede con una statua superdotata che si anima e randellata dopo l’altra sta per uccidere la nostra eroina a colpi di minchia. Fortunatamente si materializza Giove che la salva.

Anche questa serie si rivelerà longeva: durata fino al 1985, con all’attivo 235 albi, 100 ristampe e alcuni supplementi, e’,dalla meta’ degli anni ’90, oggetto di riscoperta e rinnovato interesse presso collezionisti.
Gli autori (Giuseppe Pederiali ai testi, Balzano Biraghi ai disegni) spostano sin da subito più in là il confine autocensorio che, almeno su un piano strettamente formale, in Jacula non viene mai meno: alle caste silohuette alludenti a posture coitali dei primi numeri succedono presto inquadrature e disegni sempre più espliciti, fino a mostrare apertamente dettagli anatomici del sesso femminile o maschile (sia pur disegnati sempre con comica sommarieta’).

Fumatti III - Zora - Coi pirati

In ‘Coi Pirati’ Zora va a fottere con il tipo che vedete sulla destra, appena dopo si scopre che ha trombato col fidanzato di Gin.. Un tale gayo.

Prevale una sorta di sconcezza consapevole e divertita, un uso deliberato di toni crassi: Zora fa pipì tra i cespugli, e un contadino che stava lì acquattato, vedendosene le natiche in faccia, le balza in groppa; lei pensa: “Che foga!”, lui pensa: “Che figa!”.
Il misterioso unicorno, in un episodio di fine serie (‘Osceno incantesimo’), si rivela un pastorello al quale il pene era cresciuto in fronte. Satana ingravida Zora nottetempo, desideroso di un erede, ma quando scopre che il nascituro non è maschio si scatena: sbatte via la bimba, maledice il gineceo e se ne va. “Troie! Dannate donne! Viva il culo!” dice, follemente, in un baloon. (N.149. ‘Satana, il mio maschio’).

Fumatti III - Zora - Zora monaca

Zora si trova a doversi infiltrare in un fottuto convento di suore che non la danno, non facile per una vampira succhia-sangue e non solo.. Per portarsi le storie di contrabbando se le mette nella figa, la classe non è acqua quindi se devi fare una cosa mezza porno ce la devi buttare ogni tanto una scena così. Se no che noia.

La storia prende l’abbrivio dal ritrovamento della salma di Dracula, ad opera del padre di Zora, il professor Pabst; naturalmente il Principe dei Vampiri resuscita e subito si pasce della bella diciottenne, che, divenuta così vampira a sua volta, intraprende la lunga sarabanda delle sue quasi 250 avventure. Affrancatasi già nel primo episodio dalla schiavitù di Dracula, finirà presto per preferirgli una vampira tedesca, certa Frau Murder, con la quale andrà a far praticamente coppia fissa. Entrambe formose e sessualmente onnivore, passeranno di storia in storia (salvo rincontrare Dracula occasionalmente per formare con lui un improbabile terzetto) parodiando tutte quelle forme classiche dell’immaginario gotico e dell’orrore che in Jacula venivano solo omaggiate, mentre in Zora sono spesso involgarite e derise. La dicono lunga i titoli di alcuni episodi (‘Il mostruoso membro di Frankenstein’, ‘Fig Kong’) che talvolta irridono celebri produzioni cinematografiche o televisive dell’epoca, alle quali apertamente si richiamano (‘Sandokaz, il pirata’, in copertina con le fattezze dell’attore Kabir Bedi, o ‘Vedi Napoli e poi succhia’).

Zora covers

In ordine orario sono i numeri 126, 132, 133, e il 149. Più estreme queste eh.. ‘La scorticata viva’ fa ribrezzo..

Anche questa serie è concettualmente divisibile in tre periodi, soggetti ad una degenerazione progressiva, sia per la qualità di esecuzione che per la sapidità degli umorismi in essi profusi: per le prime tre annate (dal 1972 al 1974) prevale un’aderenza più fedele alle trame già esperite dalla serie “Jacula” e una relativa “classicità” delle situazioni “gotiche”(sabba, maledizioni, scomparsi redivivi, cacce al vampiro ecc.), già comunque sbeffeggiate da salaci trovate goliardiche.

Fumatti III - Zora - Una donna calda

Tranquillo il tipo che si sborra nei pantaloni a guardare le morte tutte tagliate a pezzi che si decompongono giorno per giorno. Pensate Zora che sbatte si deve fare per sconfiggere sti personaggi nelle avventure, tentano solo le peggio cose i cattivi di questo fumetto.

Dal 1975 al 1979 si definisce il periodo più scellerato e oltraggioso della serie: i toni si fanno più sconci, apertamente parodistici, e le crudezze e le perversioni presenti in quel periodo anche in Jacula vengono qui celebrate con mano ancor più pesante (una gigantessa si accovaccia su Zora e la tramortisce con un ‘enorme scoreggia: poi fa la cacca, e Zora finisce letteralmente “nella merda”).

L’episodio intitolato “Lo scheletro che balla” (n.64) , stomacante vicenda di necrofilia ambientata in un collegio di povere orfanelle, contiene addirittura, a un certo punto, un’avvertenza in neretto a pié pagina, dove si consiglia ai lettori più sensibili di saltare la sequenza contenuta nelle inquadrature successive e di proseguire la lettura dalla metà dell’albo in poi. Altri titoli emblematici di questo periodo famigerato (ma significativo e, per certi versi, irripetibile) sono “La setta dei Lunatoni?”, “C’e l’aveva coi denti”, “Il grande pube”, “Il pistolone di Buffalo Bill”, “Un ufo tra le gambe”, “Un neo sulla chiappa destra” ecc.

Fumatti III - Zora - La scorticata viva

‘La scorticata viva’ piglia male, già ve l’ho detto.. Questa si sveglia a casa di un pazzo triste perchè non beccherà più il cazzo visto che è stata spellata totalmente, infatti non potrà vestirsi, non potrà toccare nulla o gli partono le infezioni devastanti. Che storia.

Il terzo periodo della serie risente del mutare dei tempi: con l’aprirsi degli anni ’80 questo tipo di editoria inizia ad avvertire segni di crisi. Le riviste apertamente pornografiche conoscono una sempre maggior diffusione, e mostrano con fotografie nitide e professionali (spesso tratte da film hard) le situazioni erotiche a cui questi fumetti scollacciati alludevano più o meno scherzosamente. Il pubblico è meno ingenuo di dieci anni prima (lo si evince anche dalle lettere, pubblicate nelle spiazzanti “Rubriche della posta” che meriterebbero una trattazione a sè), e costringe gli autori ad alzare ancora il livello del grottesco. Si profila, tra fumetto e pornografia , una sorta di “contesa” per ottenere attenzione: la scommessa è ora stata persa, lo sappiamo, ma allora parve inevitabile percorrere la strada del rilancio costante di situazioni estreme, in tutta la gamma consentita dalle possibilità espressive di disegno e parola che vertessero sull’orrore, sul “trash”, su una trattazione degenerata di temi già “forti” (sadismo, incesto ecc.), fino a sfociare nel patologico, nel blasfemo, nello…schifo? In effetti, alcuni episodi del tardo periodo di Zora (“Una donna calda” n.132, “La scorticata viva” n. 133, “L’ape regina” n. 135 ), nello sforzo di mostrare cio’ che nessun servizio fotografico avrebbe MAI potuto mostrare, suscitano, francamente, un certo schifo.

Fumatti III - Zora - Satana il mio maschio

Zio Satana qua ne fa di ogni poverino, succedono tutte a lui.. Scopa Zora, la mette incinta ma poi scopre che non è un maschio quindi ordina all’ostetrica di ammazzare la bambina e in sostanza esclama che è meglio scopare in c**o ed evitare tragici risvolti.

Tuttavia, dopo alcuni anni di oblio, questi fumetti sono curiosamente tornati alla luce come oggetto di “culto”, finendo col godere di un apprezzamento elitario e un po’ snob sia da parte degli esegeti del “trash” che dei nostalgici (ma se ne sono occupati, sotto il profilo analitico e sociologico, anche nomi autorevoli come Laura Barbiani e Alberto Abruzzese, che hanno tracciato una prima, importante mappatura di queste testate nel loro volume “Pornograffiti”).
A una lettura svagata, gli albi risultano tutt’ora godibili e perversamente fascinosi; se non altro per la loro irriducibile carica ribalda, così lontana dalle conformistiche produzioni del fumetto d’oggi (non solo italico).

Articolo di Alessandro Baggi