Fumatti

Fumatti I – Jacula

Fumatti I - Jacula

Fumatti è la nuova rubrichina sui giornaletti che sembrano per bambini ma poi alla fine non lo sono mai. Abbiamo chiesto ad un esperto così esperto che ci siamo perfino presi male noi a non aver capito certe cose da soli. E’ sempre valida la regola che puoi guardare anche solo le figure.

Sull’onda del successo dei fumetti neri (Diabolik, Kriminal ecc.), nella seconda metà degli anni ’60, nascono le cosiddette “sexy eroine”, che univano alla trasgressiva violenza, già presente nei comics ad argomento criminoso, l’elemento erotico. E’ un successo immediato.
Artefici e dominatori di una vera e propria era editoriale sono Giorgio Cavedon e Renzo Barbieri, inizialmente soci; Cavedon, patron della Ediperiodici, proseguirà poi da solo la sua attività, col Barbieri divenutogli, dal 1972, concorrente a capo della Edifumetto.
Fiore all’occhiello della sterminata produzione Ediperiodici è Jacula, sexy vampira opera di Giorgio Cambiotti, che vede la luce nel 1969 col primo episodio di una serie destinata a durare tredici anni; l’ultimo dei 327 numeri conclude l’avventura editoriale nel 1982.
Ispirata ad una celebre vampira del fumetto statunitense (Vampirella), Jacula vive circa tre periodi: uno, eminentemente gotico, collocabile nei primi cento numeri della serie; un altro (forse quello di maggiore interesse), più eversivo e iconoclasta, negli albi grossomodo compresi tra il 120 e il 250, e i restanti 77 numeri, che tornano gradualmente a forme più canoniche, con episodi autoconclusivi e un’attenuata attitudine dissacratoria.

La scansione delle vicende narrate è “in divenire”; quasi tutti gli episodi continuano sul prossimo numero. Il primo, più casto periodo (1969-1973) lascia poco spazio alle situazioni erotiche più propriamente dette: in esso sfilano, con andamento quasi da “foilletton”, tutti i luoghi topici dell’immaginario otto-novecentesco dell’occulto e del mistero (rivisitato, in anni contigui, dal cinema di Riccardo Freda, Antonio Margheriti, Mario Bava ecc., nella rimpianta stagione del “gotico all’italiana”). Streghe, antiche maledizioni, ritorni d’oltretomba, castelli infestati dagli spettri sono il piatto forte di queste prime avventure, nelle quali riesce gradualmente a trovare posto poi un più bizzarro ed originale bestiario (la donna ragno, l’uomo pesce, l’uomo topo) fino alle esotiche derive del minotauro o dei dinosauri sopravvissuti all’estinzione in una regione remota. E ancora, piante viventi, collezionisti di mostri, zoo di donne, ecc.

Jacula cover

Queste sono le copertine di “Cervello in scatola” (151) e “Il bacio del lebbroso” (150), rispettivamente rappresentano una scimmia che incula una ragazza e un lebbroso col costume hawaiano intento a trasmettere la lebbra a Jacula.

Psicanalisi e temi edipici, riferimenti letterari o scientifici di tutto rispetto (da De Sade e Gilles De Rays a Lady Chatterly, dalla radioattività alla clonazione) vengono toccati, seppure di sfuggita, accanto a matrimoni, gravidanze, e figli rapiti e poi ritrovati in età adulta (nel letto, ohibò!).
In un episodio, l’ottocentesca vampira incontra un giovane col quale avverte subito un legame ancestrale, che approfondisce carnalmente. All’alba Jacula riconosce in lui, ancora dormiente, il figlio che credeva d’aver perduto anni prima, e davanti allo specchio, invecchiata, si duole del suo destino di creatura satanica. Il ragazzo, svegliandosi, la riconosce anch’esso e, in una vignetta ormai da antologia, esclama: “Mamma, cosa abbiamo fatto!”.

Maritata per un certo periodo all’insipido e benpensante Torlin Novak, Jacula trovera’ invece un degno e “fedele” compagno nel dottor Carlo Verdier, vampiro anch’esso, medico creatore del siero che consente ai due una vita diurna: con lui la bionda vampira conduce la sua avventurosa esistenza, incline ai viaggi e alla mondanità; sa destreggiarsi tra sceicchi libidinosi e nobili della vecchia Europa, e non disdegna di frequentare falsari o di imbarcarsi in clamorose rapine.
L’uso alternato di scene cruente e toni svenevoli (riecheggianti il cineromanzo “Angelica”, allora in voga), guadagna alla testata un pubblico femminile insolito per questo tipo di pubblicazioni.

Jacula - Cervello in scatola

Questa è l’ultima pagina di ‘Cervello in scatola’, quello della scimmia. A lato c’è il banner del prossimo episodio che spinge sul fatto che la Jacula ormai è sempre più arrapata e mo è pure sotto il controllo di un pazzo che la può comandare.. chissà che bomba il prossimo episodio a sto punto.

Intorno al n.121, con l’episodio ‘Satana si diverte’, inizia il secondo periodo di Jacula, inaugurato da un diverso e più professionale copertinista, che la connota di fattezze ispirate (si disse) a quelle di Patty Pravo. Con storie come ‘La cieca di Nantes’, ‘Fate la carità’, ‘Il Santo chiodo’, la serie abbandona gradualmente gli iniziali temi gotici e del romanzo d’appendice per inabissarsi, nel cuore degli anni ’70, verso il suo più oscuro epicentro; quel centinaio e più di numeri dove, tra paradisi artificiali e amplessi zoofili, si definisce una propensione quasi sistematica dei personaggi (tutti, anche i comprimari) per ogni sorta di perversione; necrofilia, pedofilia, stupro e tortura divengono panacea quotidiana per l’immorale vampira. Nel corso di queste avventure (in alcuni casi sconcertanti ancora oggi) Jacula verra’ coartata a giacere con lebbrosi e con scimmioni senzienti (n. 150, 151), non disdegnando di concupire un angelo (il quale poi si acceccherà strappandosi gli occhi, per la vergogna), nonché un’innumerevole pletora di fanciulle minorenni, delle quali apparirà morbosamente innamorata.

Jacula - Il bacio del lebbroso

‘Il bacio del lebbroso’.. Qui i lebbrosi trovano dei naufraghi e decidono di trombarsi in 30 alla volta le tipe che arrivano dall’acqua ma mentre ne hanno una per le mani arriva suo babbo.. e ZAC!

Accentuando fino al patologico componenti saffiche da sempre presenti nel personaggio, gli autori, nell’atroce sequenza di numeri che va (ad esempio) dal 210 al 216, affiancano alla loro vampira una trovatella maliziosa, una certa Else (nome di schnitzleriana memoria), che dopo innumerevoli traversie, tra le quali una quasi-esecuzione per sedia elettrica (cfr. ‘Quella meravigliosa invenzione’, n.213) e l’esplosione (storica) del vulcano Krakatoa, muore.
Jacula, rincretinita dal dolore, continuerà ad amarne la salma, affidandola ad un “mad doctor” che, nel quadro di osceni esperimenti da lui condotti in segreto nei sotterranei dell’ospedale di Batavia, la rianima elettricamente, godendone subito, sotto gli occhi della vampira folle di gelosia. Nel tentativo di strappare la salma dell’amata Else agli abusi del doctor, Jacula viene costretta a sua volta ad un amplesso con un altro corpo defunto e rianimato elettricamente nel sotterraneo, quello di un forzuto strangolatore SENZA TESTA… Mentre accoglie il gelido membro del decapitato, animato da un casuale contatto di elettrodi, Jacula pensa “Per Satana!.. Pero’!.. E’ eccitante!..”.

Jacula cover

Queste sono le copertine di ‘Satana si diverte’ (121) e ‘Vetriolo’ (147), bello il tritacarne con dentro le braccia.

I tardi anni settanta, che coincidono con il terzo periodo della serie, collocano le tematiche che la caratterizzano dalle parti della commedia all’italiana. Tramontate le dissacrazioni e le suggestioni lisergiche di solo qualche anno prima, è ormai questione di corna, di mariti impotenti, di adolescenti segaioli, di colpi grossi al casinò: la “punk attitude” (sono del ’74 –’77 le storie più estreme) cede il posto alle prosaiche istanze del riflusso, e, nonostante alcuni titoli suggestivi (‘Mortadelle allo sterco’ o ‘Stupro alla paralitica’), le vicende, seppur confezionate con sempre maggior professionismo, si risolvono in storie di contraffazioni industriali o simulazioni a scopo di truffa.

Gli strali contro la famiglia, la chiesa e le istituzioni borghesi, si affievoliscono progressivamente; il delirio metafisico si riassorbe e diserta le trame, che finiscono, negli ultimi numeri della serie (ad es. ‘Il sosia’), per diventare neutre e compiute, QUASI come alcune di Diabolik.

Jacula - Satana si diverte

In ‘Satana si diverte’ Jacula rischia di essere smascherata da un monaco ma si salva grazie ad un antidoto, peccato che poi per storie di scappatelle ci scappa il morto che poi viene tritato nel tritacarne e dato come cibo alle galline.

Coppia tutto sommato fissa, Jacula e Verdier sono spesso complici in giochi sessuali che coinvolgono ospiti di solito femminili (quando lei, sia pur per la convenienza di entrambi, si concede ad altri uomini, lui lascia fare, ma arde di gelosia, e nel ritrovarsela davanti non trattiene sonori ceffoni accompagnati da un proverbiale: “Puttana!”). Anche il compassato vampiro non è sfuggito, però (nel n. 129), ad un’esperienza omosessuale involontaria e traumatica (della quale lo si vede vendicarsi subito, lavando l’onta con violenza da maciullatore!).

Il tema dell’omosessualità, sia maschile che femminile, non viene in questi fumetti trattato con mano leggera, conformemente alla mentalità dominante all’epoca: Verdier, ancorchè dottore, è sempre attratto dai frequenti amplessi lesbici in cui indulge la sua consorte, ma è altrettanto convinto di “curare” e di “poter guarire” la lesbica di turno con una robusta dose di “quel che la Natura gli ha fornito”, cura che solitamente dispensa inserendosi di sorpresa nel bel mezzo dell’amplesso, prendendo la compagna di Jacula da tergo, e gridando “Toh! Toh! Toh!”. Il fumetto vuole che sempre queste lesbiche gradiscano, e raggiungano orgasmi prima mai esperiti, gemendo: “Oooaahh!”, o anche “Eeerghh!..”. A suggello di tale episodio, nel n. 147 (‘Vetriolo’), una didascalia ridondante commenta: “La lesbica scopre il piacere del maschio…”.

Jacula - Vetriolo

‘Vetriolo’ racconta di uno che va in giro a sfregiare la gente in faccia, la taglia su sto criminale può evitare di lavorare a Jacula e il suo amicone per ancora un po’ di giorni per cui lo cercano e lo smascherano, solo che è una lesbica e a J. vien subito voglia di toccacciarla. E’ proprio zozzo come fumetto non si può dir niente.

Sono rarissimi, in Jacula e in altre testate coeve, i casi in cui l’omosessualità maschile appare come libera pratica di avversari comunque temibili (tra Sherlock Holmes e Watson, nel n. 99, ad esempio, come esige un altro inveterato luogo comune); di solito l’argomento e’ trattato in termini sprezzanti o derisori.
Dissacrazione e humor nero pervadono la serie per quasi tutta la sua durata, insieme a convenzioni proprie di questo genere fumettistico: le cosiddette “didascalie ridondanti” (a corredo di una vignetta che mostra una donna nell’atto di spogliarsi, la didascalia reciterà: ”Maliziosamente…”), o la conversione in onomatopee di alcune espressioni italiane (“Sork!”, o “Tromb!” a ribadire l’atto della penetrazione; “Pisccc” per l’atto di mingere ecc.).

Articolo di Alessandro Baggi


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