Boldi - L'ingenuo e il volpone

Boldimax ha fatto mille collabo con De Sica per almeno almeno 10 anni hanno fatto il film di Natale insieme, si sono fatti un botto e hanno riempito le tasche (e le vagie). Ma poi si sono lasciati perchè a Max pare toccassero le parti meno stilose nei film. Infatti sto giornale chiama Boldirex L’INGENUO e De Sica IL VOLPONE, e non penso che il nostro Cipollino (soprannome di Boldi) sia d’accordo a fare sempre la figura di quello più babbo.

Con il primo cinema di Luis entriamo nel mondo che Deleuze identificava come quello delle immagini-pulsione ed è per questo motivo che potresti impazzire tutta la vita operando ciascun fotogramma alla ricerca di un significato senza trovare soddisfazione. ‘Pulsione’ è la parola che fa la differenza, e in ‘Un Chien Andalou’ come ne ‘L’Age d’or’, è necessario affiancarla a quest’altra parolina ch’è ‘Onirica’. Il significato non fa parte di questi films perché la struttura pratica di narrazione e montaggio altro non è che una partitina al gioco dei ‘cadaveri eccellenti’.
Luis scalda alla luce di un proiettore un pentolone rettangolare stracolmo di materia ‘oscura’, più che oscura ‘incolore’, ribollente, audace e già pronta per farsi ‘materia grigia’ del tuo cervello. Quindi non il significato DEL film ma DAL film, e non un pensiero che ha bisogno del film per nascere ma che potrebbe capitarti anche stando con impegno per venti minuti davanti alla tv continuamente cambiando canale, dandoti giusto tempo e modo di cogliere frasi e immagini sparse.

Boldi - Il Tastierista Prodigio

Massimino da piccolo era un prodigio, a 15 anni (nella foto) sapeva già suonare la tastiera davanti agli occhi increduli dei suoi genitori. A una certa età però ha capito che doveva suonare la b8eria infatti più avanti diventa un b8erista e suona ne I Mimitoki.

Nota della creatività surreale per chiudere con ‘Un chien Andalou’ è il primo titolo scelto che fu – tradotto – ‘Pericoloso sporgersi dentro’.
Se dovessi scommettere su di una motivazione punterei su quella che ironicamente trova questo titolo troppo pertinenente al contenuto. Parole del genere sarebbero state con ‘assurda’ chiarezza un monito, una categorizzazione della forma che avrebbero preso le immagini. Sarebbe probabilmente suonato sia come anticipazione e premessa della follia che come avvertimento allarmistico, fattori improponibili se diamo per buone le nostre premesse.

Comunque attenzione, non siamo con i ‘pipistrelli/farfalle/vagine’ di Rorschach, non intendo dire che il film dia adito a libere interpretazioni morfologicamente simili ad ognuno di noi, non è questo il punto, i film surrealisti di Buñuel appoggiano lo stato magmatico che dicevamo poco fa su di una struttura già completamente rivoluzionaria, ancora oggi d’avanguardia e stupefacente; l’esercizio di carpire un’idea, un pensierino, da questa brodaglia multiforme, dunque, ha un’unica matrice comune per tutti, il reale e le logiche che lo determinano. Luis come Dalì non sovvertono il reale, non prendono i punti fondamentali della ragione per trovarci l’immagine opposta, invece mischiano, mischiano tutte le carte secondo un ordine sì randomico ma comunque timonato da sensazioni oniriche, mettendo in bella mostra tutti i muscoli della poesia e tutti gli errori – non i contrari – della ragionevolezza.
Il primo ostacolo alla vista di ‘un chien Andalou’, di ‘L’age d’or’, è il pudore, che certo oggi non è più il saturo voyeurismo splatter dell’ occhio di vitello squartato, bensì davvero l’assenza di comunicazione; è il cervello lasciato da solo, in una camera anecoica, incapace di comunicare le sue parole ai tuoi pensieri. E’ il pudore verso te stesso, sei in imbarazzo per quanto ti senti spaesato.

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Luis da jovanotto. Poi è diventato così.