Cinema Difficile III – Zbigniew Rybczyński

“Oggi mi si è avvicinato questo signore, normale, solo la faccia gonfia, cappotto blu lungo raccolto sul braccio e con l’altra mano mi pendolava una cravatta fuxia a venti centimetri dal naso. Ti giuro all’inizio pensavo volesse ipnotizzarmi, poi ha cominciato a chiedermi davvero molto molto cortesemente di comprargliela per cinquanta euro, gli ho detto che io non metto le cravatte e lui giurava che chissenefrega, che nel mio armadio ci sono almeno dieci robe che di sicuro non indosso più. Bene aveva ragione ma voto anch’io per il chissenefrega e ripeto di no.
Di colpo mi ha stretto la cravatta intorno al collo e spingendomi verso il basso mi ha spalancato lo sguardo con il ginocchio. Non so perché non sono caduto, non so perché non ho urlato, e pensa tu è piombato immediatamente un poliziotto chiedendo a me, a me ch’ero a mezz’aria, cos’era successo. Io non ho risposto ma per fortuna il signore s’è messo a gridare molto poco cortesemente che io ero uno stronzo bastardo pezzo di merda decelebrato dacché non gli compravo la sua cravatta…”
Questo è chiaro che è falso, e chiaro o meno, non è cinema < => Matematicamente Zbigniew Rybczyński invece è chiaro che è vero, è “in chiaro” che è vero, eppure comunque, non è cinema.
E’ opportuna una premessa, se non riesci a pronunciare Zbigniew Rybczyński velocemente e con esattezza è perché non sai limonare, nient’altro. Per venirti incontro chiamiamolo Zbig.

